Resi e rimborsi: quando sono i fedeli a lamentarsi dell’omelia

Penso che tutti abbiamo l’esperienza di passare un pomeriggio in un grande magazzino facendo shopping. A volte, siamo distratti e, forse, per colpa propria acquistiamo qualcosa di cui dopo ci pentiamo e ci tocca soltanto sopportare la nostra cattiva scelta ed imparare dal nostro errore.

Qualcosa completamente diverso si dà quando abbiamo comprato un certo prodotto, che dovrebbe avere una qualità garantita — perché ha costato tanto oppure è di un marchio riconosciuto — e, quando arriviamo a casa, apriamo il nostro bel regalo e, quanto risulta molesto se invece di trovare la qualità desiderata, ritroviamo qualcosa di difettoso o brutto! Allora, a differenza del “errore di shopping” ci rechiamo nuovamente al magazzino, andiamo a “Servizio al Cliente” e chiediamo il cambiamento o il rimborso di quanto spesso, perché ci sentiamo traditi oppure truffati.

Il diritto al rimborso è uno dei diritti basici del commercio moderno. Ebbene, qualcosa di simile, cambiando tutto ciò che si deva cambiare, dovrebbe dirsi del diritto dei fedeli a ricevere sana e gradevole dottrina quando ascoltano le nostre omelie.

Questa settimana mi ha colpito che due giornaliste si siano interessate vivamente per il fatto che stiamo tenendo un corso sull’Ars Praedicandi nell’Università della Santa Croce. Entrambe le giornaliste hanno manifestato la necessità di aiutare ai sacerdoti, perché si sentivano — a volte — tradite dal prete che non aveva preparato l’omelia oppure era terribilmente disordinato o noioso.

Penso che i fedeli hanno il diritto di ascoltare buone omelie. L’omelia non può essere — come la qualificava in passato un noto giornalista italiano — tormento dei fedeli.

Vi lascio per la riflessione l’articolo apparso ieri su La Repubblica (Roma): la Repubblica EDIZIONI LOCALI – 18 Marzo 2017 195

Un cuore che ascolta

A volte, quando si inaugura un nuovo sito web, sento una specie di vertigine è come si sentissi dei brividi perché sto per assistere alla deposizione di una nuova tomba nell’immenso cimitero virtuale. Ci sono, purtroppo, tanti buoni propositi che hanno dato origine ad iniziative lodevoli che, però, sono finiti nel dimenticatoio della rete. Perché iniziare, dunque, una nuova pagina sulla predicazione quando già ci sono tante altre?

Penso che, innanzitutto, si tratta di una risposta personale ad un vecchio anelito, alimentato dall’affettuosa richiesta di tanti alunni e amici.

La predicazione – e questo sito con essa – deve essere, prima di tutto, servizio, ministero. Non si tratta di sviluppare bei discorsi umani, ma di trasmettere meglio la fede che abbiamo ricevuto (I Cor 15:3). Il desiderio di migliorare la nostra predicazione non può essere frutto della vacua vanità ma deve nascere dall’aspirazione di servire meglio il nostro Signore ed i nostri fratelli. Believeandpreach.com sorge col desiderio di servire la Chiesa – come diceva San Josemaría – come la Chiesa desidera essere servita.

Oggi chiediamo il Signore, come Salomone, che ci conceda un cuore che sappia ascoltare (I Re 3: 5-9): Leb Shomea. L’ascolto del Signore è l’unico inizio possibile per un ministero che, in qualche modo, riproduce quello di Giovanni il Battista: bisogna che Egli cresca e che io diminuisca. (Gv. 3:30) Perché il Signore ci ha chiamati a preparare un popolo adatto ad ascoltare la sua voce. Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri (Lc. 3:4).

Dunque, prima di parlare del come migliorare la nostra oratoria, è necessario invitare ai nostri lettori ad affinare il cuore, ad eliminare il rumore interiore che tante volte blocca l’ascolto del divino Redentor. Come San Paolo raccomandava a Timoteo: prega, esercitati nella pietà, non trascurare il dono spirituale che è in te: veglia su te stesso e sul tuo insegnamento (I Tim 1:18-19; 2:1; 4:8; 4:14; 4:16). Fede, preghiera e testimonianza vissuta sono i requisiti antecedenti ad ogni predicazione.

E molto noto l’aneddoto del Santo Curato d’Ars quando entrava nella sua parrocchia e domandava a quel bambino: mostrami il cammino ad Ars ed io ti mostrerò il cammino al cielo. Noi dobbiamo imparare dal nostro popolo, ascoltarlo, chiedergli di mostrarci le difficoltà della loro vita e noi, carichi di queste intenzioni ci prostreremo in preghiera per domandare il Signore che cosa dobbiamo dire loro per mostrare il cammino al cielo. Senza un cuore che ascolta è difficile predicare.

 

Ritrovare San Paolo come patrono dei predicatori. Festeggiare 100 anni dell’enciclica sulla predicazione.

Questo prossimo 15 giugno si compiono 100 anni della pubblicazione dell’unica enciclica dedicata per intero alla predicazione: la Humani Generis Redemptionem, di Papa Benedetto XV.

Ti invitiamo a rileggere questa bellissima pagina. È vero che tante cose sono cambiate in 100 anni, soprattutto, c’è stato il Concilio Vaticano II, che ha esteso le facoltà di predicazione a tutti i sacerdoti. Tuttavia, i consigli di Benedetto XV restano molto validi.